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ARTE E CULTURA
Consigli letterari - Il colibrì di Sandro Veronesi
Il colibrì di Sandro Veronesi (La Nave di Teseo),
Racconta della vita del medico oculista Marco Carrera e le sue diramazioni famigliari e sentimentali, dai genitori Probo e Letizia, all’amatissima figlia Adele, fino alla quasi sovrannaturale nipote Miraijin (significa l’uomo del futuro, benché lei sia donna), passando per l’innarrivabile amore di una vita Luisa Lattes; con la quale Carrera intrattiene un portentoso carteggio e la moglie infedele Marina. Veronesi percorre senza far chiasso e con molta bellezza anni cruciali della storia italiana, dagli anni Settanta in poi, raccontando le sempre poco raccontate Firenze e Toscana, con una dovizia unica di dettagli e per contrappunti. Il romanzo è una poetica resa dei conti, mirabilmente orchestrata con salti temporali, come rampicando sull’albero genealogico dei Carrera, ma sempre con lo sguardo fisso dello stoico ma anche dolente Marco, detto il colibrì. E che come il piccolo animaletto si libra di fiore in fiore, dai suoi vizi e successi di gioventù (è un giocatore d’azzardo, ma anche un buon tennista e sciatore) alle incertezze della maturità (il matrimonio, in primis), ai lutti famigliari che si susseguono da cima a fondo (magistrale il capitolo del suicidio della sorella Irene), fino all’epilogo in cui oramai la vita era andata come andata, benché Carrera avrà l’idea di migliorarlaproprio alla fine. Un romanzo che anche se pare tutto rivolto a un passato in dismissione, testamentario e nostalgico, contiene uno strano veleno, o meglio un dono importante, specie nella parte finale: l’ottimismo per il futuro, costi quel che costi, anche nell’Italia del 2020, nonostante tutto.
v.o.
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