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ARTE E CULTURA
"Don Quixote” per fortuna parla russo - 06 Ottobre 2026
In scena per una sola replica, al Teatro degli Arcimboldi, un classico molto amato, Don Quixote. Con la compagnia residente del teatro, TAM Ballet, brillano due stelle dell’Est ospiti dal Balletto Nazionale Olandese.
Uno dei pochi balletti classici di repertorio allegri e spiritosi: dell’imponente opera del Cervantes, ne viene estratto uno dei tanti episodi, ossia la storia d’amore tra la bella Kitri ed il barbiere Basilio, osteggiata dal padre di lei, che la vorrebbe sposa ad un marito più benestante, come il ricco ma stupido Gamache. Come sempre l’amore trionfa e dopo peripezie varie ed un intero secondo atto dedicato a Don Chisciotte che sogna un esercito di Driadi, fanciulle-spirito, i due innamorati riescono finalmente a coronare il loro sogno. Dopo una primordiale versione del 1740, è quella del 1869 al Teatro Bolshoji di Mosca con coreografia di Marius Petipa e musica di Ludwig Minkus ad essere considerata la madre di tutte le successive.
Partendo dal titolo, qui inspiegabilmente in inglese (si poteva lasciare tranquillamente Don Chisciotte in italiano o al massimo Don Quijote in spagnolo), la versione presentata presenta diversi lati oscuri. La coreografia non ha un autore: è molto simile alla tradizionale ma non è quella del tutto, con aggiunte variazioni e parti in più qua e là senza un motivo, sicuramente non necessarie, come a voler mettere in mostra alcune danzatrici ma snaturando così la bellezza di quest’opera senza tempo. Incredibile come il Pas de Deux del Terzo Atto, cult e banco di prova virtuosistico per qualsiasi danzatore, venga interrotto per ben tre volte, dopo il primo duo, dopo la variazione maschile e dopo quella femminile, da tre variazioni solistiche che non c’entrano assolutamente nulla, ma anzi, disturbano l’armonia della costruzione coreografica. Discutibile anche il non utilizzo in alcuni casi delle mezzepunte a favore di calzature più da jazz, per non parlare di certi costumi, come quelli dei marinai ad esempio, decisamente fuori luogo e troppo moderni, dato che il capolavoro di Cervantes è ambientato all’inizio del XVII Secolo: forse c’è della confusione con On The Town, ambientato a New York City? Oppure il naso lungo di Don Chisciotte: non è Cyrano… Dato fondamentale da far sapere anche allo scenografo, che ha ambientato la scena degli zingari in paesaggio decisamente nordico-bavarese e non certo nella Mancha spagnola; forse si è confuso con Il Lago dei Cigni.
Per quanto riguarda l’esecuzione, il cast da’ vita ad una prestazione ordinaria, con poca passione, molto meccanica. Sono tutti molto giovani, sembrano quasi ancora allievi: dovrebbero esplodere di gioia e di energia, dalla voglia di danzare, di far vedere la loro bravura, e invece no, tutto molto dimesso e triste. Se a tutto ciò si aggiungono gli errori tecnici… Allievi o no, non si tratta di un saggio, il pubblico in sala ha pagato un biglietto. Ben pochi dei solisti convincono: troppo pacato e senz’anima Don Chisciotte, Sancho Panza sembra più un senzatetto che lo scudiero dell’hidalgo di Cervantes; poco incisive le amiche di Kitri, opaca e spenta la Regina delle Driadi. Si salvano il torero Espada, la Zingara e Amore. Per fortuna, da un lato, a risollevare la situazione ci sono loro. Kitri è Anna Tsygankova, russa siberiana, classe 1979, e dal 2007 Prima Ballerina del Dutch National Ballet – Het Nationale Ballet di Amsterdam. Ex Bolshoij di Mosca, e si vede, a 46 anni ha una tecnica d’acciaio ed è riconosciuta per la sua profonda espressività emotiva, una delle figure di spicco della danza classica contemporanea. I suoi fouettées sono bellissimi, gli equilibri in punta molto forti, i piedi incredibili, in puro stile Vaganova. Accanto a lei, il Primo Ballerino georgiano Giorgi Potskhishvili: molto giovane, del 2001, formatosi prima a Tbilisi e poi ad Amsterdam, a 23 anni viene promosso Primo Ballerino. Si distingue per una potenza atletica straordinaria, grande elevazione nei salti, una spiccata espressività ed un repertorio che spazia dai grandi classici alle opere di maestri contemporanei.
Fortuna da un lato, ma non dall’altro: la differenza con gli altri interpreti è abissale, incolmabile, è troppa. Un classico senza tempo che merita di essere interpretato al meglio, e non è questo il caso. Per fortuna ci sono gli ospiti: il resto è silenzio.
Chiara Pedretti
Teatro degli Arcimboldi
Viale dell’Innovazione 20, Milano
4 Ottobre 2026
Biglietti da EUR 37,00 a EUR 66,00 più prevendita
www.teatroarcimboldi.it
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